Tangram
Alcuni affermano che sia stato l’oppio ad ispirare a Lewis Carroll il suo “mondo delle meraviglie”, mentre altri pensano sia invece stato tutto un sogno (tema peraltro più volte presente nei due libri). Altri ancora, infine, vedono nel tangram lo strumento che ha davvero permesso al professore d’Oxford di dar vita alle sue magiche creature. Il Cappellaio Matto, la Duchessa Brutta, il Bianconiglio sarebbero tutti nati da un semplici combinazioni matematiche; figli di quadrati, triangoli e parallelogrammi…
E’
agli esordi dell’800 che in Occidente il tangram inizia a far parlare di se. In
quest’epoca vengono pubblicati i primi libri e l’interesse per questo gioco
orientale si diffonde a vista d’occhio. Lewis Carroll scrive un libro, “The
Fashionable Chinese Puzzle” nel 1817,mentre Napoleone Bonaparte si diverte a
risolverne i rompicapi durante i suoi esili. Numerosi matematici si cimentano
nel giocarci, mentre vari progetti didattici accolgono il tangram all’interno
dei loro edifici scolastici.
Un semplice quadrato suddiviso in sette parti (come in figura). Questo è il tangram. Con queste sole sette figure geometriche è possibile dar vita ad oltre 16,000 soggetti (o almeno tante dovrebbero essere quelle conosciute). Il tangram diventa quindi un gioco di creatività, ove tutto ciò che serve è la propria fantasia.
Una delle varie leggende che
vorrebbero narrare la nascita sconosciuta di questo rompicapo cinese si collega
proprio a tale aspetto. Un giovane monaco avrebbe ricevuto in regalo da un
superiore un quadrato di porcellana, col compito di viaggiare per il mondo e
dipingervi lassù tutte le meraviglie incontrate. Improvvisamente
il quadrato gli
cadde di mano andando a rompersi in sette pezzi. Con sommo stupore, il monaco si
rese presto conto che con solo quei frammenti avrebbe potuto dar vita alle più
svariate immagini e capì che viaggiare non era più necessario.
Secondo l’esperto americano di puzzle Samuel Loyd, invece, il tangram sarebbe stato, secondo alcune credenze orientali, un’invenzione del dio Tan (nome peraltro utilizzato per indicare i setti pezzi), che più di 4,000 anni fa creo i vari componenti prelevando ciascun pezzo dal sole, dalla luna e dai pianeti di Marte, Giove, Saturno,Mercurio e Venere. Nel suo libro “Seven Books of Tan”, Loyd illustra anche più di 1,000 immagini che paiono illustrare la creazione del mondo e l’origine della specie.
In realtà, non sappiamo assolutamente quale sia la vera origine del tangram. Le prime notizie scritte sono solo del XVIII secolo ed arrivano in Europa sulla scia della “moda orientale” che imperverserà per qualche secoli nei salotti reali ed alto-borghesi, mentre la fonte più antica è una tavoletta in legno datata 1780 e trovata a Utamoro nella quale sono incise due donne impegnate nel giocarci.
Come sempre accade in questi casi, esistono varie scuole di pensiero riguardo l’etimologia del termine. Si può far risalire il nome alla dinastia cinese dei Tang, alla combinazione tra “tan” (cinese) e “gram” (immagine) o direttamente da “tangram”, altro vecchio termine inglese che significava “puzzle”. Fatto sta, che in Cina, sua madrepatria, il gioco è chiamato "Ch'i ch'iao t'u", che significa “Quadrato della saggezza” (o “sette pietre della sapienza”). Ciò perché il quadrato nella cultura cinese è proprio il simbolo della sapienza e dell’infinito, oltre a possedere anche proprietà magiche.
Ma oltre a semplice “gioco di creazione”, il tangram è anche un vero e proprio rompicato (da qui il grande interesse sviluppato nell’800 negli ambienti matematici). Partendo da alcune figure già composte, chi si cimenta nel gioco deve trovare la giusta posizione dei pezzi che affiancati danno origine all’immagine di partenza…
