Manuale del bravo allevatore di troll

 

Nella pellicola della Disney Toy Story, tra i giocattoli della cameretta di Andy (il bambino protagonista) si muove con fare circospetto un omino impudicamente ignudo, con grandi occhi rotondi ed una capigliatura da far invidia a Marge Simpsons. E’ un troll! Uno di quei grinzosi pupazzetti, generalmente in vinile, che hanno spopolato soprattutto in America dagli anni ’60 agli anni ’90 (naturalmente secondo uno schema d’intervalli di tempo come d’obbligo per tutti i fenomeni di moda passeggera).

Durante queste ondate di popolarità, quando potevi trovare troll ad ogni angolo di strada, sono state varie le case di produzione che si sono imbarcate nell’impresa di produrre ed immettere sul mercato questi giocattoli, e ciò non ha potuto che produrre un’ingente quantità di troll dalle più svariate forme, caratteristiche e materiali.

Il panorama diventa ancor più confuso se consideriamo come molte di queste case siano addirittura entrate più volte in conflitto tra di loro, dichiarandosi battaglia a furia di copyright e carte bollate.

Lo stesso troll di Toy Story è suo malgrado indizio di questo clima d’incertezza che ha regnato sino ai tempi recenti. Il nostro attore in vinile, infatti, non solo non ha alcuna parte importante all’interno della pellicola, ma è stato anche costretto a privarsi del privilegio di dire anche solo una breve parola. Il suo unico pensiero è stato quello di mantenersi quanto più possibile in ombra.

Ciò è avvenuto probabilmente perché all’epoca era ancora in atto la leggendaria battaglia che opponeva le varie aziende tra di loro, e la Disney, per non incorrere in alcun genere di grattacapo, ha forse pensato bene di non attirare attenzione sul piccolo troll.

Del resto, occorre dire che a partire dal boom degli anni ’60, i troll sono diventati delle vere e proprie icone pop, e per tali motivi e possibile rintracciarli un po’ dappertutto in libri,film,telefilm ed anche dischi (basti pensare a “Troll Doll Celebrities” e “Troll Doll Jingle”, canzoni inserite all’interno di uno dei dischi dello showman Jimmy Fallon.

L’intera faccenda si è un po’ sistemata solo nel 2003, quando una delibera del Congresso degli Stati Uniti ha posto apparentemente fine alla questione copyright, assegnando tutti i diritti alla compagnia di Thomas Dam, che però si limita ormai a produrre in linea di massima soltanto per il mercato della Danimarca.

Non sorprenderà dunque la notevole quantità di marchi e troll che è possibile trovare tra vecchie bancarelle di giocattoli, con somma disperazione di ogni collezionista del settore.

 

Ora, da buon giocattolaio quale sono, ed appassionato di “storia dei giocattoli”, mi son preso la briga di redigere un breve schema riassuntivo di tutti i troll esistenti, cercando di fornire dove possibile le dovute differenze tra marchio e marchio.

 

 

Tanti, molti, troppi troll…

 

La paternità dei troll spetta di diritto all’incisore danese Thomas Dam, creatore del primo troll negli anni ’50. A parte la storiella della creazione del capostipite dei “troll dolls” come regalo di compleanno alla figlia, sappiamo che già prima della creazione del primo esemplare, Thomas Dam si era cimentato nella costruzione di alcuni diorami natalizi i cui personaggi possedevano già le caratteristiche proprie che poi trasporterà nelle sue bambole.

Quando il mercato danese si accorgerà delle creazioni di Dam, questi sarà quasi costretto ad iniziare una vera e propria produzione a catena, dando vita ad un cospicuo mercato di esportazione che arriverà a toccare il milione nel 1964. I primi troll erano fatti di legno, avevano vestiti in feltro, e capelli di lana caprina. Naturalmente il successo sempre crescente iniziò ad esigere tempi di produzione sempre più serrati, e così si sostituirà il legno al vinile (dopo una breve fase in gomma leggera) e la lana dei capelli lascerà il posto al mohair e successivamente a materiale sintetico.

Potremmo quindi definire questi troll i pezzi “originali”, e sono oggi quelli più ambiti dai collezionisti. Generalmente sono conosciuti sotto il nome di “Dammit Doll”, o più comunemente “Dam Things”.

A differenza di tutti i pezzi successivi prodotti da altre case, le “cose di Dam” sono considerate di maggior qualità e pregio, e di conseguenza hanno prezzi maggiori. Un troll degli anni ’50/60 di Dam in buone condizioni (soprattutto per quanto riguarda gli abiti, molto deboli a causa del feltro soggetto al tempo) si aggira ben oltre i cento euro. Molti di questi sono comunque riconoscibili dall’etichetta “Norfins” (il marchio dell’azienda che si occupava delle esportazioni).

La famiglia Dam produce ancora oggi ed è possibile anche acquistare le loro creazioni tramite il loro sito (naturalmente si parla dei nuovi pezzi).

 

Rarità

All’interno del vasto vagone di “Dam Things” esistono alcuni pezzi davvero rari da trovare, sudore e delizia per ogni collezionista. Di tali pezzi non è possibile stabilirne con certezza l’esatto numero dato che sono stati creati dalla Dam Company in maniera diluita nel tempo ed inviati qua e là per il globo. Le quotazioni di tali pezzi possono anche raggiungere le varie centinaia di euro.

 I cosiddetti “animali troll” sono probabilmente i più popolari e relativamente facili da trovare, ed oserei dire anche i più bizzarri. Thomas Dam si è infatti divertito a combinare tra di loro parti animali (alcune volte anche di più specie) e parti “da troll”, dando così vita a strani esseri dal volto trollesco e dal corpo animalesco. In questo circo degli orrori troviamo mucche, topi, giraffe, cavalli etc... etc…

Gli altri troll rari sono quelli a due teste, quelli neri (probabilmente troll emigrati nel continente africano in tempi remoti..) ed i troll lunari (caratterizzati da enormi occhi rotondi che conferiscono loro un’espressione tra lo stupido e l’allibito).

 

 

Dalla collezione di Goblin's King

 

Come già prima accennato, quando i troll sbarcano in America negli anni ’60, inizia una vera e propria “troll-mania”. Naturalmente questo comporterà il crescente interesse  verso questo mercato di molte altre case di produzione, e così saranno da lì in avanti moltissimi i marchi impegnati della distribuzione dei troll.

Troll in linea di massima più commerciali rispetto a quelli di Dam, e quindi più adatti alle tasche di ragazzi e bambini. Da oggetto di nicchia, il troll diventa oggetto di culto di massa. Le liceali li portano attaccati alle cartelle o sulle valigette, mentre gli adulti li utilizzano per lo più come portafortuna, date le doti di “scaccia-guai” pubblicizzate insieme ai prodotti. Tenere, infatti, un troll vicino porta allegria,felicità e fortuna purchè lo si tratti con rispetto e non si rida del suo aspetto.

 Prodotti a Hong Kong abbiamo anche un’imitazione dei “Dam Animal Troll”, chiamati “Lovable Uglies”. Dai primi questi si differenziano dalla plastica più comune e molle, dall’altezza minore, e naturalmente dal prezzo di molto inferiore.

 

 

 

Wishniks

Quando i primi troll sbarcano in America la Uneeda Doll Company è la prima compagnia che decide di sfruttare il loro repentino successo. Inizierà quindi a produrre immediatamente troll dai prezzi più abbordabili, grazie all’utilizzo di materiali meno costosi come la plastica, mantenendo però intatte le fattezze create da Thomas Dam. All’epoca facili da trovare, i troll dell’Uneeda (commercializzati col nome di Wishniks) sono per certi versi i veri artefici del consolidamento di massa dei troll. La larga diffusione ed il basso prezzo ne hanno infatti garantito una maggior presa su tutti gli strati sociali, e ogni genere di vetrina di negozio si è letteralmente ritrovata invasa.

Oltre al materiale, ciò che separa i Wishniks dai Dam Things è il marchio: un doppio ferro di cavallo impresso su uno dei due piedi.

Altrettanto simili ai Wishniks sono alcuni troll prodotti a Hong Kong e chiamati “Lucky Shnooks”. In questo caso,naturalmente, manca il marchio.

 

 

 

I Troll della Russ Berrie

Ed arriviamo finalmente a noi! Ai veri protagonisti del mio articoletto iniziale: i troll della Russ. Furono loro ad invadere anche il nostro paese durante la prima metà degli anni ’90, ed a portare un po’ di quella troll-mania che a più ondate si era già abbattuta nel continente americano.

I troll della Russ sono piccoli omini caratterizzati dalle alte e voluminose capigliature colorate e sono per lo più nudi, nonostante n’esistano vari esemplari vestiti a tutto tondo.

Molto facili da trovare rispetto agli altri troll, hanno un valore di mercato non molto alto.

Quando la popolarità dei troll iniziò a scemare, la Russ Berrie andò incontro ad una vera e propria disfatta commerciale (riuscendo però a salvarsi dal fallimento), avendo puntato su questi giocattoli tutte le proprie risorse all’interno di una politica a lungo raggio.

 Gli anni ’90 diedero vita anche ai “Troll del Tesoro”, prodotti (ancor oggi) dalla Ace Novelty Co. Inc. Caratteristica propria di questi troll (peraltro molto simili a quelli Russ) è una piccola gemma in plastica incastonata nell’ombelico.

 

 

 

Altri Troll….Per altre Marche…

 Ma il vasto mercato dei troll non si ferma certo qui…

Un troll della ApplauseAbbiamo,per esempio, i particolari troll della Heico tedesca. Piccoli,brutti e cattivi troll dal colorito scuro,espressione maligna e corpo ricoperto di peli. Personaggi certo molto più vicini alla tradizione folcloristica, rispetto ai modelli fin’ora visti..

Vi sono poi i troll della Reisler prodotti in Danimarca in un arco di tempo che va dagli anni ’60 agli anni ’80. Sono troll caratterizzati da elementi particolari, come code pronunciate, corna evidenti e sembianze estranee ai solidi modelli. Sono comunque regolarmente marchiati sotto al piede sinistro. Hanno un valore che può avvicinarsi ai Dam Things originali.

Gli Applause Troll, degli anni ’90 prodotti in Cina, sono dotati d’articolazioni, avvicinandosi così maggiormente ai giocattoli moderni.

Concludiamo infine con i Fauni Troll prodotti dalla famiglia Kuuskoski a partire dai primi anni del 1950. Ben diversi per forma,materiali e qualità da tutti gli altri, i pezzi più antichi sarebbero quindi da anteporre addirittura ai primi esemplari di Thomas Dam. Inutile dire che siano ormai quasi del tutto impossibili da recuperare. La Fauni produce ancora i suoi prodotti, allargando la produzione dai semplici troll alle più strane e bizzarre creature fantastiche. Molto spesso sono giocattoli semplici ed adatti anche per i più piccoli, ma spiccano certamente per originalità.

 

In realtà, vi sarebbero anche gli odierni troll della Nyform,creature dell’artista norvegese Bjorn Schulze, ma certo non possiamo catalogarli come giocattoli.

 

 

                                                                                                                                                                                        Folle Giocattolaio